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Una svolta liberale per la Svezia. Anche per l’immigrazione?

di Gianluca Iodice



   
Fanno discutere le proposte del neo-Ministro svedese per l’integrazione e le pari opportunità, la trentasettenne Nyamko Sabuni, musulmana nata in Burundi e membro del liberale Folkpartiet. Sabuni ritiene infatti che le ragazze sotto i quindici anni dovrebbero essere esaminate alla ricerca di prove di infibulazione, che i matrimoni combinati dovrebbero essere illegali, che le scuole religiose non dovrebbero ricevere fondi dallo stato e che gli immigrati dovrebbero imparare lo svedese e trovare un lavoro.
    Le sue idee hanno scatenato le ire della comunità islamica svedese, che ha avviato una raccolta di firme per chiedere le sue dimissioni, ma le hanno attirato pure gli strali di molti critici che l’hanno tacciata di islamofobia. A questi, Sabuni ha risposto in un’intervista dicendo che il suo obiettivo è l’integrazione degli immigrati, assicurando ai loro figli di crescere come qualsiasi altro svedese. A parer suo, molti politici si sono defilati dall’argomento, evitando di parlare del bisogno di “assimilazione” piuttosto che di multiculturalismo. «Io sono una delle poche persone che osi dir qualcosa».



    Indubbiamente, va riconosciuto a Nyamko Sabuni coraggio nel parlare di un argomento fino a qualche mese fa tabù, tanto che a Stoccolma il governo socialdemocratico biasimava i cugini danesi per la dura politica sull’immigrazione. Ma al momento le proposte sono poco convincenti, e troppo vicine al (fallimentare) modello francese. Senza contare che, diversamente da altri paesi, come la vicina Norvegia, non sembra essere iniziato in Svezia un serio dibattito sull’“integrabilità” degli immigrati islamici, che viene invece data per scontata.
    Nel frattempo, le periferie delle città del paese, specialmente al sud, sono in mano a orde di ragazzi figli di immigrati, responsabili dell’85% degli stupri perpetrati in Svezia.


Pubblicato il 30/10/2006 alle 15.44 nella rubrica Eurabia.

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