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Cittadini di seconda classe

Il nuovo totalitarismo del soviet di Bruxelles

di Gianluca Iodice



   
John Reid, il ministro degli interni britannico, ha reso note martedì scorso le nuove restrizioni in campo migratorio per i cittadini dell’Unione europea, giusto in tempo per l’adesione, all’inizio del 2007, di Bulgaria e Romania. Dichiarando di aver imparato dai problemi causati dalla politica della porta aperta dopo l’ingresso nell’Ue di dieci nuovi paesi nel 2004 – problemi riconducibili al sovraffollamento delle scuole e alla penuria di abitazioni – Reid ha annunciato che saranno ammessi solo lavoratori nel campo dell’agricoltura e della lavorazione degli alimenti.
    Il provvedimento è arrivato dopo la rivelazione che, rispetto alla previsione di 13000 ingressi, dal 2004 sono entrati nel Paese 447000 cittadini dell’Est europeo, numero che potrebbe arrivare ai 600000.
    Ne scrive sul Brussels Journal James McConalogue, che denuncia la condizione di cittadini di seconda classe cui saranno ridotti rumeni e bulgari in Gran Bretagna, e arriva riconoscerla quale forma di schiavitù. La disparità di trattamenti va cercata però non tanto nelle norme protezionistiche britanniche, quanto nell’ambigua definizione di “cittadinanza europea”, che ha creato una situazione di cittadinanza duale, compatibile con forme discriminatorie di matrice totalitaria, resa possibile dai poteri arbitrari dell’Unione, in grado di distribuire diritti e leggi in maniera non universale e di creare gerarchie di cittadini (o, sarebbe meglio dire, sudditi).
    E’ interessante notare pure come il governo di Sua Maestà sia più spaventato dall’immigrazione europea di quanto non lo sia da quella islamica – che si rischi di mettere in forse il progetto multikulti del Principe Carlo, che ha dichiarato di volersi far incoronare due volte, una sotto le crociere di Westminster Abbey pe rmano dell’Arcivescovo di Canterbury e una dai leader delle comunità religiose immigrate?


Pubblicato il 29/10/2006 alle 20.40 nella rubrica Politica.

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