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Verso la riforma della Camera dei Lord britannica

di Gianluca Iodice



   
Dopo decenni di discussioni, sarà riformata (forse) entro l’inizio del prossimo anno la Camera dei Lord britannica. Il presidente della Camera dei Comuni, il laburista Jack Straw, ha presentato una bozza di riforma, che ridurrebbe di un terzo i membri dell’assemblea e ne renderebbe metà eleggibili, con una durata delle carica di dodici anni e non più, come avviene ora, perenne. I Pari saranno inoltre trattati come i Comuni, e verranno stipendiati con un salario fisso.
    Moderatamente critici i Tories e i Libdem, che vorrebbero una maggior percentuale di eletti e che si preoccupano per l’aumento dei costi del ramo “nobile” del parlamento di Westminster, costi che potrebbero triplicare, passando da 13 a 40 milioni di sterline annue.
    Cambierà anche la composizione dell’assemblea: e se i rappresentanti della Chiesa d’Inghilterra passeranno da 26 a 16 (all’incirca in linea con la diminuzione generale dei seggi), aumenteranno i giovani, le donne e le minoranze etniche e religiose, nonché un numero congruo di atei. Verrà infatti nominata una commissione di nove membri incaricata di «assicurare che la nuova Camera dei Lord rifletta l’equilibrio religioso, razziale e sessuale del Regno Unito».
    Insomma, il Paese in cui i sindacati hanno perso moltissimo potere si avvia a dedicare un intero ramo del Parlamento non più alla Tradizione, ma alla Concertazione.


Pubblicato il 23/10/2006 alle 14.15 nella rubrica Politica.

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