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Cartellino giallo per i socialisti slovacchi

di Gianluca Iodice



   
 Lo Smer (“Direzione”), il partito socialdemocratico al potere in Slovacchia dopo la sconfitta dei liberalconservatori (Sdku-Ds, Slovenská demokratická a krestanská únia - Demokratická strana, “Unione cristiano-democratica slovacca – Partito democratico”) di Mikuláš Dzurinda, è stato sospeso temporaneamente dal Partito Socialista Europeo per l’aberrante alleanza contratta con l’Sns (Slovenská Národná Strana), il partito nazionalista antiungherese di Jan Slota.
    «Se non fossimo chiari con i partiti di estrema destra e sulle loro relazioni con noi, non staremmo davvero difendendo i nostri valori e la nostra responsabilità per l’intera Europa», ha dichiarato ieri il presidente del PSE, il danese Poul Nyrup Rasmussen.
    Dura e improntata a un populismo alla Chavez la reazione di Robert Fico, primo ministro slovacco: la punizione sarebbe arrivata, a suo dire, per aver condotto una politica in favore della gente, per aver combattuto contro i monopoli (spesso proprietà di stranieri), e per non aver accolto nella sua coalizione gli ungheresi, la cospicua minoranza (oltre il 10% della popolazione) rappresentata dal Mkp (Magyar Koalíció Pártja).
    Si discuterà della riammissione dello Smer solo in giugno, soprattutto in considerazione dell’evoluzione ideologica intrapresa dagli ultranazionalisti di Slota.

    
Qui un dossier di Sergio Romano sulla Slovacchia al momento dell’adesione all’Unione europea.


Pubblicato il 22/10/2006 alle 22.17 nella rubrica Politica.

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