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per la

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«L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione ma alla pace nel mondo»


Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, 1956

 


Sappiamo anche altro. Che da noi è fervoroso e diffuso il cretinismo multiculturale. Che salta su uno e dice: non ci credo, è tutto un complotto, l’islam è pacifico e moderato e va declinato al plurale [...]. Un altro salta su e dice: la colpa è della destra xenofoba europea. Un altro ancora danna chi chiede di guardare in faccia lo scontro di civiltà e di attrezzarsi per combatterlo con intelligenza, con prudenza, con spirito di dialogo e anche con la fermezza dell’identità che ci appartiene. Il cretino multiculturale non sa distinguere tra l’inopportunità di una vignetta e la barbarie della violenza contro la libertà di stampa. Non sa capire che la campagna di odio sacro è stata fomentata da un imam che fu confessore spirituale del numero due di bin Laden, che agisce da provocatore e si dissimula nel cuore di un grande paese civile come la Danimarca. Che bisogna mobilitarsi contro il boicottaggio dei prodotti danesi, essere uniti, solidali con chi rischia la vita per la nostra libertà di dire e di pensare invece che prosternarsi di fronte ai produttori televisivi globali di sentenze e condanne islamiche [...]. Una volta non si poteva morire per Danzica, questione molto discussa, ma morire per un branco di cretini, questo è troppo.

 

Giuliano Ferrara, Morire per un branco di cretini? Il Foglio, 7 febbraio 2006


D’improvviso il fatto di non essere moderno mi è diventato indifferente.

Roland Barthes, citato in Alain Finkielkraut, Noi, i moderni


L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili, / delle carte, dei quadri che stipavano / un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto. / Forse hanno ciecamente lottato i marocchini / rossi, le sterminate dediche di Du Bos, / il timbro a ceralacca con la barba di Ezra, / il Valéry di Alain, l’originale / dei Canti Orfici – e poi qualche pennello / da barba, mille cianfrusaglie e tutte / le musiche di tuo fratello Silvio. / Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura / di nafta e sterco. Certo hanno sofferto / tanto prima di perdere la loro identità. / Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio / stato civile fu dubbio fin dall’inizio. / Non torba m’ha assediato, ma gli eventi / di una realtà incredibile e mai creduta. / Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo / dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.

Eugenio Montale
, Satura, Xenia II, 14
Liberali contro la pena di morte
 


Tutti danesi

















































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Il centrodestra che vorrei

















Edmund Burke
(1729-1797)



Alexis de Tocqueville
(1805-1859)



Frédéric Bastiat
(1801-1850)



Konrad Adenauer
(1876-1967)


Alcide de Gasperi
(1881-1954)



Friedrich August von Hayek
(1899-1992)


«Il dispotismo si presenta sovente come il riparatore di tutti i mali sofferti; è il sostegno del buon diritto, la difesa degli oppressi e il fondatore dell’ordine. I popoli si addormentano in seno alla prosperità momentanea che esso fa nascere; e quando si risvegliano sono miserabili. La libertà, invece, nasce di solito in mezzo alle tempeste, si stabilisce faticosamente fra le discordie civili e, solo quando è già vecchia, se ne possono conoscere i benefici» (Alexis de Tocqueville)

«La libertà è essenziale per far posto all’imprevedibile ed all’impredicibile; ne abbiamo bisogno perché, come abbiamo imparato, da essa, nascono le occasioni per raggiungere molti dei nostri obiettivi. Siccome ogni individuo sa poco, ed in particolare sa raramente chi di noi sa fare meglio, ci affidiamo agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti, (mercato) per propiziare la nascita di quel che desidereremo quando lo vedremo» (Friedrich von Hayek)

«Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società: perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle» (Pio XI)

«L’uomo non è una cosa, quindi non è un oggetto impiegabile semplicemente come mezzo, perché in tutte le sue azioni deve esser sempre considerato come un fine in se stesso» (Immanuel Kant)

«La libertà non è divisibile; buona nella politica o nella religione e non buona nell'economia o nell'insegnamento: tutto è solidale. Vedo che certi cattolici sociali ora sarebbero disposti ad abbandonare la libertà economica e non comprendono che essi così abbandonano la libertà in tutti i campi, anche quello religioso» (Luigi Sturzo)

«Le persone e le proprietà preesistono alle leggi e, per limitarmi ad un soggetto ben preciso, dirò: non è perché ci sono le leggi che ci sono le proprietà, ma è perché ci sono le proprietà che ci sono le leggi. […] Avverto innanzi tutto che prendo la parola proprietà in un senso generale, e non nel significato ristretto di proprietà fondiaria. Mi spiace, e di ciò tutti gli economisti probabilmente si dispiacciono assieme a me, che questo termine risvegli in noi involontariamente l’idea del possesso del suolo. Io intendo con proprietà, invece, il diritto che il lavoratore possiede sul valore che egli ha creato con il proprio lavoro. [...] Mi chiedo se il diritto di Proprietà non sia uno di quelli che, ben lungi dal derivare dalla legge positiva, precedono la legge e la sua ragion d’essere. Non è, come si potrebbe credere, una questione sottile e oziosa. Essa è immensa, essa è fondamentale. La sua soluzione interessa al più alto grado la società e ci si convincerà di ciò - spero - quando si saranno paragonati i due sistemi. Gli economisti ritengono che la Proprietà sia un fatto provvidenziale come la Persona. Il Codice non dà la vita né all’una né all’altra. La Proprietà è una conseguenza necessaria della costituzione dell’uomo» (Frédéric Bastiat)

«Noi, uomini liberi, abbiamo dunque oggi almeno una certezza. Possiamo dubitare del mercato, criticarlo, cercare di rimpiazzarlo con qualcosa che dovrebbe essere migliore del mercato, ma non potremo mai veramente sostituire al mercato questa famosa pianificazione socialista, che non funziona» (Bruno Leoni)


Conservative Libertarian!



Moderate Conservative!


Political Compass

Economic Left/Right:
6.25
Social Libertarian/Authoritarian:
-1.85

Party Compatibility Table

1) Libertarian Party    65%

2) Republican Party     65%

3) Constitution Party   53%

4) Democratic Party     41%

4) Natural Law Party    41%

5) Green Party          29%

6) Reform Party         24%


20 ottobre 2006

Ferrara sul Ratzinger veronese

di Gianluca Iodice



   
Staffilate ai cattolici a mezzo servizio (con la «chiusura a doppia mandata verso coloro che “si dicono cristiani e non lo sono”») e aperture agli atei devoti (visto nell’«appello ai cattolici italiani a “cogliere questa grande opportunità” rappresentata “da molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede”, che sentono la crisi del razionalismo occidentale»), nel discorso del Papa, secondo Giuliano Ferrara
, oggi sul Foglio. La domanda però non è tanto “quanti lo seguiranno”, ma “quanti lo capiranno (o lo vorranno capire)”. Sopratutto fra gli adepti del cosiddetto “cattocomunismo” o “cattosocialismo” (che io ormai chiamerei “cattoprogressismo”), che non vedono nelle parole del Pontefice (chiare e dirette come al solito: «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con la persona di Gesù Cristo») un richiamo inequivocabile alla loro pratica mondanizzante.
    «L’impatto reale sulla chiesa italiana della giornata di Benedetto XVI sarà ovviamente da valutare, mentre tornano anche i commenti già sentiti sul suo predecessore, sul “Papa molto applaudito ma poco ascoltato”. Per il leader di Cl, Giancarlo Cesana, Ratzinger ha comunque “dettato il programma della chiesa. Dal punto di vista concettuale, richiamandosi a Ratisbona e ancor più mirabilmente indicando la ‘fede amica dell’intelligenza’ che ha contrassegnato il cristianesimo ai suoi inizi. E poi dal punto di vista operativo, non solo indicando con chiarezza i valori ‘non negoziabili’, ma anche l’opportunità di collaborare con tutti coloro che questi temi riconoscono come decisivi. Non è scontato, ha saltato l’ecclesialese. La domanda è: quanti lo seguiranno?”. Lo storico Alberto Melloni, esponente di spicco della “scuola bolognese” conciliar-giovannea, sottolinea piuttosto che quello di Ratzinger, “confrontato col discorso di Giovanni Paolo II a Loreto, è stato un discorso più da Papa che da Primate d’Italia, molto meno puntuale sul come e sul dove intervenire nella società. Ha insistito sui grandi temi del suo pontificato, forse più europei che italiani, con l’aggiunta di una novità, la battaglia sul darwinismo e l’apertura al disegno intelligente”.
    Meno politico del cardinal Ruini, distante dal livello politico ecclesiale italiano. E con il problema della futura guida ai vertici della Cei rimandato senza altri segnali (tranne il fatto che il predestinato, dopo la giornata di ieri, non sembra essere il cardinal Tettamanzi). Questi i rilievi critici di quanti hanno preferito ieri non notare il grande rilievo che invece Benedetto XVI ha dato al “ruolo speciale” che la chiesa italiana, un modello e una “presenza capillare”, può esercitare in tutta l’Europa. E chissà l’effetto che ha fatto quella staffilata finale, dopo tanti elogi, sul pericolo di una “secolarizzazione interna della chiesa”».





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5 ottobre 2006

La sanità Usa e il ruolo del libero mercato



   
Il business della salute: il ruolo della competizione, dei mercati e della regolamentazione, si intitola il libro di Robert L. Ohsfeldt e John E. Schneider
pubblicato dall’American Enterprise Institute, storico think-tank americano d’area conservatrice il cui sito offre una concisa ma convincente recensione del volume.
    L’analisi dei due studiosi parte dalla constatazione dei bassi livelli di efficacia (rapporto qualità-costo) della sanità degli Stati Uniti certificati dall’Oms, che pone il Paese al trentasettesimo posto in una graduatoria di 191 nazioni, al pari con Cuba, suggerendo che il sistema sanitario andrebbe centralizzato secondo il modello del welfare europeo. I due studiosi rifiutano una simile conclusione e, osservando come la qualità e l’efficienza sanitaria migliorino con la competizione fra ospedali e in particolare fra ospedali generici e ospedali specializzati, anche in direzione dell’innovazione, mentre diminuiscano con la regolamentazione statale (fonte anzitutto di aumento dei costi dei servizi, e quindi dei prezzi per gli utenti).
    La conclusione è che, invece di dirigersi verso una maggiore burocratizzazione, il sistema “ibrido” statunitense può essere migliorato con riforme che consentano agli utenti di divenire migliori “consumatori”: e quest’obiettivo si può ottenere proprio riducendo la regolamentazione dello Stato, che inibisce il buon funzionamento dei mercati e quindi la libertà di scelta, ma anche migliorando le strategie di valutazione dei servizi, rendendo i contratti più trasparenti e innalzando la consapevolezza dei consumatori stessi riguardo ai prezzi.
    Insomma, le parole d’ordine del liberalismo classico: meno Stato (che deve tutelare i contratti, non definirli), più Mercato (aumentando la possibilità e la libertà di scegliere), più Responsabilità individuale. Altro che Welfare State.





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9 settembre 2006

Tradizione e libertà (in ricordo di Wilhelm Röpke)



   
Sul sito dell’IBL la recensione di Alberto Moioli a
Il Vangelo non è socialista. Scritti su etica cristiana e libertà economica (1959-1965), edito da Rubbettino e Leonardo Facco per l’Istituto Bruno Leoni e curato da Carlo Lottieri, apparsa su “Il federalismo” il 6 settembre scorso in ricordo di Wilhelm Röpke, l’economista liberale (nel senso di liberista, senza se e senza ma) e cattolico che ispirò le politiche economiche dei governi democristiani del dopoguerra, da Adenauer alministro dell’economia nonché cancelliere Erhard, che fu suo discepolo.
    «Röpke spacca la realtà in due senza ammettere vie di mezzo. Collettivismo, assistenzialismo, coercizione, limitazione della libertà personale e di mercato, perfettamente in linea con la famosa “libertà del bisogno” tanto cara a Roosevelt con la quale ha arricchito le munizioni dei demagoghi dei nostri tempi, da una parte. Libertà economica, centralità dell’individuo, libertà personale e forte limitazione al welfare state, dall’altra parte».
    E tutto questo partendo dal principio di sussidiarietà elaborato dalla Dottrina Sociale della Chiesa.
    Un bello smacco per i catto-comunisti e i social-cristiani.
    E ai progressisti liberaleggianti e transumanisti dell’ultim’ora, che accusano la Chiesa di statalismo, Röpke rammenta che come garanzia spirituale del libero mercato «è indispensabile quel patrimonio etico che abbiamo raggiunto per effetto dello sviluppo millenario dell’Antichità attraverso il cristianesimo fino al giorno d’oggi». Perché, avvisa il recensore, «le più forti ragioni di difesa della libertà economica hanno radici sovra-economiche, morali ed etiche. La sfera entro cui va spostata la riflessione infatti rientra in un quadro culturale, storico, giuridico ed etico-religioso».





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22 febbraio 2006

Tre dipendenze tossiche

La sudditanza energetica europea sta in un numero: 56 miliardi l’anno. Bush vuole uscirne. E noi?

di Giuliano Ferrara

   
Roma. L’ondata di violenza che si è scatenata nei paesi islamici dopo la pubblicazione delle vignette danesi ha suscitato nella diplomazia europea reazioni, nei casi più coraggiosi, timide. Gli strateghi di Bruxelles non sono insensibili al tema della libertà d’espressione, semplicemente pensano che urtare la suscettibilità dei governi islamici economicamente non convenga a nessuno. L’Unione europea importa il 50 per cento del suo fabbisogno energetico primario, che diverrà il 70 per cento nel 2030. Le importazioni petrolifere raggiungono quasi l’80 del greggio consumato: il 43 per cento arriva dai paesi Opec, il 30 per cento dal solo Golfo. [continua]





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7 febbraio 2006

Fanatismi incendiari contro ordinarie viltà (2)

Dalla Croazia all’Indonesia, dalla Cecenia alla Nuova Zelanda. L’Iran blocca i commerci con Copenaghen. La miccia integralista è stata accesa qui da noi e poi esportata in medio oriente. Ecco che cosa predicava l’imam Abu Laban a Milano e che cosa c’era nel dossier creato ad arte e portato in giro nelle capitali rabbiose dell’islam

di Giuliano Ferrara



da: Il Foglio, 7 febbraio 2006

   
Roma. Adolf Hitler è a letto con la piccola Anna Frank. “Mettici questo nel tuo Diario, Anna”, dice lui con un rantolo di soddisfazione. E’ la vignetta diffusa in Olanda da un’organizzazione islamista, la Lega araba europea, in risposta alle vignette sul profeta Maometto pubblicate per la prima volta in Danimarca. “Lo facciamo per la libertà d’espressione”, ghignano. E’ la parte olandese – quindi europeizzata, atrocemente moderna e lesta nello sbatterci in faccia la frittata culturale – del sollevamento islamista che infuria da cinque giorni. Venerdì, a Londra, le proteste si sono ritagliate lo spazio più consueto di una manifestazione di massa – con le divise dei bobby britannici ad aprire e chiudere come da regolamento municipale il corteo – che invocava “decapitazioni per chi offende l’islam”, “chi insulta il profeta deve essere macellato”. “Preparatevi all’Olocausto, quello vero”. A soltanto otto mesi dalle stragi nella metropolitana della città, i cartelli degli islamofascisti di Regent’s Park ammonivano di guardarsi le spalle, perché in Gran Bretagna – per vignette pubblicate in Danimarca – sta arrivando un altro giorno terribile come il 7 luglio. Sono pronti altri “fantastici quattro” – come sono ricordati i quattro attentatori suicidi – e democrazia e libertà d’espressione “devono andare all’inferno”. [continua]





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7 febbraio 2006

Fanatismi incendiari contro ordinarie viltà

“Entro vent’anni i cristiani in medio oriente saranno la metà”, parla padre Samir

di Giulio Meotti



da: Il Foglio, 7 febbraio 2006

   
Beirut. Massacri di cui nessuno si accorge. Il 3 febbraio alcuni terroristi dell’organizzazione Abu Sayyaf, legata ad al Qaida, entrano in un villaggio dell’arcipelago di Sulu, nei pressi di Jolo, a Mindanao (Filippine). Bussano alla porta delle case, chiedono a quale religione appartengono gli abitanti e poi se ne vanno. Poco dopo tornano armati e uccidono sei cristiani, tra cui una bambina di sei mesi. [continua]





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30 gennaio 2006

Una fatwa spegne la satira

Danimarca e Norvegia nel mirino degli integralisti

Un quotidiano di Copenaghen ha indetto un concorso per disegni su Maometto da mettere in un’inchiesta sulla libertà di espressione

di Magdi Allam



da: Corriere della Sera, 30 gennaio 2006

   
Questa è una storia incredibile e raccapricciante che dovrebbe farci drizzare i capelli e spronarci alla mobilitazione generale. Da un lato ci sono due Stati europei, Danimarca e Norvegia, che stanno subendo le conseguenze di una «guerra santa» scatenata dall’insieme del mondo musulmano per la pubblicazione di 12 vignette che ritraggono il profeta Maometto. [continua]





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30 novembre 2005

Rassegna stampa


Le Quote rosa mancanti
Duecento milioni di femmine in meno, ma che fatica dire: la causa principale è l’aborto. Le gigantesche previsioni del più importante demografo francese e i piccoli giuramenti abortisti dell’italiano Boselli
di Giuliano Ferrara


Il giuramento abortista
I vescovi dicono cose sensate, i funebri laicisti giocano con la 194
di Giuliano Ferrara


Jumping over Niagara Falls (1, 2)
Vi racconto il mio diritto all’odio e il dispotismo delle democrazie fiacche
di Oriana Fallaci


Una super moschea a Londra per le Olimpiadi
di Alessio Altichieri


Il pensiero unico francese si specchia nella crisi di Libération, e si vede vecchio e stanco come Chirac
Il foglio nato per ‘dare la voce al popolo’ per la prima volta tace per uno sciopero
di Giuliano Ferrara


Clamorosa bestialità di Chirac. Dottrina della coscienza felice
di Paolo di Lautreamont


L’assenza del sacro dietro le rivolte
di Wind Rose Hotel


Francia, giro di vite sui nuovi immigrati
Più difficile ottenere il passaporto. Quattro anni di «attesa» anche per chi sposa un cittadino transalpino
di Daniele Zappalà


Harper, il tory canadese che soffre d’allergia al politically correct
Sfiduciato il governo liberal di Martin dopo lo scandalo sui fondi al partito.Voto il 23 gennaio. Battaglia su immigrati e nozze gay


Iraq, quello che le televisioni non dicono
di A Conservative Mind


Un fallimento annunciato
Al vertice Euromed di Barcellona incontro tra indecisione e furbizia


Quando la coppia non è laica
di Magdi Allam


L’Europa del collettivismo affonda l’economia italiana
di Stefano Magni


Siamo tutti euroapatici?
Presidente a suffragio universale? Un’idea che i governi non attueranno mai. Invece…
di Donato Speroni 


Mettiamo il patrimonio in una Spa
Per ridurre subito il debito serve una terapia shock. Che questi politici non approveranno
di Gianfranco Polillo


Un successo della ‘generazione Y’
Novanta under 35 all'iniziativa promossa dai giovani di Società Aperta
di Luca Bolognini





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26 novembre 2005

Rassegna stampa


Né clericali né moralisti
Qui si cerca la ragione dei fatti, dove si trova si trova
di Giuliano Ferrara


Cinque impegni per i cento giorni
di Francesco Giavazzi


Troppi rinvii condannano al declino
La riforma del tfr lo dimostra: i nostri politici sono incapaci di prendere decisioni
di Enrico Cisnetto


Cose turche sugli embrioni
Selezione genetica a Istanbul per creare un fratellino-farmaco su misura


“Finkielkraut razzista”
La gauche non ama più i suoi philosophes
“A volte per trovare la verità va spezzato il velo dei discorsi convenzionali, io lo faccio a mio rischio e pericolo”


Scontro di inciviltà
Brucia la banlieu di Parigi, divampa la guerra asimmetrica. E’ il falò della civiltà. L’Occidente è gravemente diviso in se stesso. Per questo il più delle volte non è in grado di replicare alle minacce esterne
di Kenneth Minogue


Zincone alle prese con le difficoltà della pedagogia cosiddetta liberale
di Giuliano Zincone


“Rivolta nel deserto”
La questione del Sahara Occidentale
di Massimiliano Mondelli





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23 novembre 2005

Rassegna stampa


Le educande laiciste
d
i Harry


Priorità e falsi problemi dei laici e dei liberali
di Arturo Diaconale


Nei consultori senza oltranzismi
di Marina Corradi


Bonino e la rifondazione femminista di lady Glendon
La leader radicale commenta il “Manifesto” di una giurista americana che vede le donne “salvate dalla famiglia”


Vita di un volontario nei Centri di aiuto alla vita (1, 2)
Colloqui, assistenza medica, sociale ed economica. Prima e dopo la nascita
di Annalena Benini


Della Vedova e Taradash risalgono la corrente anche sui temi etici, ricordando Franco Roccella


Vignetta: «Il solito “laico”»
di Isidori


In ricordo della carestia “artificiale” che uccise dieci milioni di ucraini
“Quegli uomini si vollero sostituire al Signore” afferma il Patriarca di Kiev riferendosi agli affamatori russi
di Giulio De Nicolais


Da oggi si dice Kanzlerin


Merkel vince il voto al Bundestag, ma l’Spd le fa pagare il primo conto
La cancelliera tedesca ottiene 397 sì. Tra i franchi tiratori c’è chi si vendica di uno sgarbo della Cdu. Il sarcasmo dei liberali


Dopo Chirac
I valori della Francia. Dalla rivoluzione ai post gollisti
di Valerie Precresse


Se l’emergenza è il “piano casa”
Tra i poli si apre la gara a chi offre più abitazioni. E il declino attende risposte
di Enrico Cisnetto


Sharon strappa, ora vuole fare centro
di Graziano Motta


Realismo e responsabilità la svolta di Sharon
di Elio Maraone 


Una serata tra conservatori che chiedono a Bush più decisione
Al Council on Foreign Relations incontro sulle prospettive della destra statunitense in Iraq. Kristol a confronto con Fukuyama


Banche superfloride e utili record la “spremuta da cliente” rende bene
Gli italiani tornano a risparmiare nonostante la cattiva congiuntura e il caro vita continuino a farsi sentire
di Roberto Casalena





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