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  MagnificheSorti dopo l'alluvione
 
Diario
 




Questo è un blog
Conservatore

per la

 Terza Repubblica e aderisce al progetto di un
Partito Conservatore-liberale



Spazio pubblicitario


«L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione ma alla pace nel mondo»


Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, 1956

 


Sappiamo anche altro. Che da noi è fervoroso e diffuso il cretinismo multiculturale. Che salta su uno e dice: non ci credo, è tutto un complotto, l’islam è pacifico e moderato e va declinato al plurale [...]. Un altro salta su e dice: la colpa è della destra xenofoba europea. Un altro ancora danna chi chiede di guardare in faccia lo scontro di civiltà e di attrezzarsi per combatterlo con intelligenza, con prudenza, con spirito di dialogo e anche con la fermezza dell’identità che ci appartiene. Il cretino multiculturale non sa distinguere tra l’inopportunità di una vignetta e la barbarie della violenza contro la libertà di stampa. Non sa capire che la campagna di odio sacro è stata fomentata da un imam che fu confessore spirituale del numero due di bin Laden, che agisce da provocatore e si dissimula nel cuore di un grande paese civile come la Danimarca. Che bisogna mobilitarsi contro il boicottaggio dei prodotti danesi, essere uniti, solidali con chi rischia la vita per la nostra libertà di dire e di pensare invece che prosternarsi di fronte ai produttori televisivi globali di sentenze e condanne islamiche [...]. Una volta non si poteva morire per Danzica, questione molto discussa, ma morire per un branco di cretini, questo è troppo.

 

Giuliano Ferrara, Morire per un branco di cretini? Il Foglio, 7 febbraio 2006


D’improvviso il fatto di non essere moderno mi è diventato indifferente.

Roland Barthes, citato in Alain Finkielkraut, Noi, i moderni


L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili, / delle carte, dei quadri che stipavano / un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto. / Forse hanno ciecamente lottato i marocchini / rossi, le sterminate dediche di Du Bos, / il timbro a ceralacca con la barba di Ezra, / il Valéry di Alain, l’originale / dei Canti Orfici – e poi qualche pennello / da barba, mille cianfrusaglie e tutte / le musiche di tuo fratello Silvio. / Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura / di nafta e sterco. Certo hanno sofferto / tanto prima di perdere la loro identità. / Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio / stato civile fu dubbio fin dall’inizio. / Non torba m’ha assediato, ma gli eventi / di una realtà incredibile e mai creduta. / Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo / dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.

Eugenio Montale
, Satura, Xenia II, 14
Liberali contro la pena di morte
 


Tutti danesi

















































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Il centrodestra che vorrei

















Edmund Burke
(1729-1797)



Alexis de Tocqueville
(1805-1859)



Frédéric Bastiat
(1801-1850)



Konrad Adenauer
(1876-1967)


Alcide de Gasperi
(1881-1954)



Friedrich August von Hayek
(1899-1992)


«Il dispotismo si presenta sovente come il riparatore di tutti i mali sofferti; è il sostegno del buon diritto, la difesa degli oppressi e il fondatore dell’ordine. I popoli si addormentano in seno alla prosperità momentanea che esso fa nascere; e quando si risvegliano sono miserabili. La libertà, invece, nasce di solito in mezzo alle tempeste, si stabilisce faticosamente fra le discordie civili e, solo quando è già vecchia, se ne possono conoscere i benefici» (Alexis de Tocqueville)

«La libertà è essenziale per far posto all’imprevedibile ed all’impredicibile; ne abbiamo bisogno perché, come abbiamo imparato, da essa, nascono le occasioni per raggiungere molti dei nostri obiettivi. Siccome ogni individuo sa poco, ed in particolare sa raramente chi di noi sa fare meglio, ci affidiamo agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti, (mercato) per propiziare la nascita di quel che desidereremo quando lo vedremo» (Friedrich von Hayek)

«Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società: perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle» (Pio XI)

«L’uomo non è una cosa, quindi non è un oggetto impiegabile semplicemente come mezzo, perché in tutte le sue azioni deve esser sempre considerato come un fine in se stesso» (Immanuel Kant)

«La libertà non è divisibile; buona nella politica o nella religione e non buona nell'economia o nell'insegnamento: tutto è solidale. Vedo che certi cattolici sociali ora sarebbero disposti ad abbandonare la libertà economica e non comprendono che essi così abbandonano la libertà in tutti i campi, anche quello religioso» (Luigi Sturzo)

«Le persone e le proprietà preesistono alle leggi e, per limitarmi ad un soggetto ben preciso, dirò: non è perché ci sono le leggi che ci sono le proprietà, ma è perché ci sono le proprietà che ci sono le leggi. […] Avverto innanzi tutto che prendo la parola proprietà in un senso generale, e non nel significato ristretto di proprietà fondiaria. Mi spiace, e di ciò tutti gli economisti probabilmente si dispiacciono assieme a me, che questo termine risvegli in noi involontariamente l’idea del possesso del suolo. Io intendo con proprietà, invece, il diritto che il lavoratore possiede sul valore che egli ha creato con il proprio lavoro. [...] Mi chiedo se il diritto di Proprietà non sia uno di quelli che, ben lungi dal derivare dalla legge positiva, precedono la legge e la sua ragion d’essere. Non è, come si potrebbe credere, una questione sottile e oziosa. Essa è immensa, essa è fondamentale. La sua soluzione interessa al più alto grado la società e ci si convincerà di ciò - spero - quando si saranno paragonati i due sistemi. Gli economisti ritengono che la Proprietà sia un fatto provvidenziale come la Persona. Il Codice non dà la vita né all’una né all’altra. La Proprietà è una conseguenza necessaria della costituzione dell’uomo» (Frédéric Bastiat)

«Noi, uomini liberi, abbiamo dunque oggi almeno una certezza. Possiamo dubitare del mercato, criticarlo, cercare di rimpiazzarlo con qualcosa che dovrebbe essere migliore del mercato, ma non potremo mai veramente sostituire al mercato questa famosa pianificazione socialista, che non funziona» (Bruno Leoni)


Conservative Libertarian!



Moderate Conservative!


Political Compass

Economic Left/Right:
6.25
Social Libertarian/Authoritarian:
-1.85

Party Compatibility Table

1) Libertarian Party    65%

2) Republican Party     65%

3) Constitution Party   53%

4) Democratic Party     41%

4) Natural Law Party    41%

5) Green Party          29%

6) Reform Party         24%


19 novembre 2006

Stem Wilders, stem de Vrijheid!







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7 ottobre 2006

Perla norvegese



   
Scopro solo ora che una dei nostri è stata candidata dal FrP (Fremskrittspartiet, “Partito del Progresso”, di orientamento libertario-conservatore) alle elezioni comunali del 2007.
    Dato il mio supporto a questo partito (rigorosamente liberista e sfacciatamente islamofobo), non posso che augurare a Perla di essere eletta!





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19 settembre 2006

Primo incontro “virtuale” del Circolo della Libertà lombardo



Per partecipare, seguire le indicazioni nel forum dedicato sul sito de “Il Giulivo”





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15 settembre 2006

Se n’è andata un’amica, l’unica che ci vedeva bene

di Gianluca Iodice



    
Se n’è andata stanotte Oriana Fallaci, a Firenze, dopo essere tornata dall’esilio newyorkese a cui si era costretta. Voglio ricordarla con questa fotografia, con questo volto severo, ostile ad ogni compromesso. Con quegli occhi segnati dalla sofferenza fisica e dal dolore spirituale, dalla rabbia e dall’orgoglio di chi sa di essere profeta inascoltato di cose tremende anche solo a dirsi.
    Sì, questi occhi.
    Questo blog è nato con gli occhi di Cecilia Gallerani, la “Dama con l’ermellino” leonardiana. Occhi che guardano altrove, che guardano lontano. Con questo blog ho tentato di rispondere allo “sguardo corto” di cui molti osservatori tacciano la politica italiana. Volevo tentare di sviluppare un machiavelliano “veder discosto”. Ma sembra che gli italiani non vogliano ascoltare. Che siano divenuti dhimmi, non solo dell’Islam, ma pure della propria inettitudine. Del proprio vuoto spirituale, del proprio nichilismo autodistruttivo.
    E allora gli occhi di Cecilia non bastano più. Per guardar lontano dobbiamo saperci guardare dentro. Riconoscere il nostro male oscuro, quello che ci divora dall’interno e ci fa rodere dai parassiti dell’odio coranico.
    Lo sguardo è cambiato. Ora è lo sguardo indagatorio, ineludibile, di Oriana. Lo sguardo penetrante, acuminato di chi denuncia la nostra imbecillità, il nostro Mostro. Quegli occhi che ci chiedono: «Sciocco, quando ti sveglierai?». Quegli occhi limpidi che guardano nei nostri, opachi.
    Occhi che insieme vedono lontano. Che dicono il futuro d’Occidente. Quelli di Oriana, gli unici occhi che hanno saputo andare oltre la vigliaccheria e alle pie illusioni propinate dalla «Sinistra al Caviale e dalla Destra al Fois Gras e dal Centro al Prosciutto».
    Sì, Oriana, l’unica fra noi che ci vedeva davvero bene, e che non ha avuto paura di dire come stanno le cose. Cito dal suo ultimo articolo (Il nemico che trattiamo da amico) pubblicato il 9 settembre sul Corriere:

   
Sono quattr’anni che dico. Che mi scaglio contro il Mostro deciso ad eliminarci fisicamente e insieme ai nostri corpi distruggere i nostri principii e i nostri valori. La nostra civiltà. Sono quattr’anni che parlo di nazismo islamico, di guerra all’Occidente, di culto della morte, di suicidio dell’Europa. Un’Europa che non è più Europa ma Eurabia e che con la sua mollezza, la sua inerzia, la sua cecità, il suo asservimento al nemico si sta scavando la propria tomba. Sono quattr’anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia, Troia brucia» e mi dispero sui Danai che come nell’Eneide di Virgilio dilagano per la città sepolta nel torpore. Che attraverso le porte spalancate accolgono le nuove truppe e si uniscono ai complici drappelli. Quattr’anni che ripeto al vento la verità sul Mostro e sui complici del Mostro cioè sui collaborazionisti che in buona o cattiva fede gli spalancano le porte. Che come nell’Apocalisse dell’evangelista Giovanni si gettano ai suoi piedi e si lasciano imprimere il marchio della vergogna.

[…]

   
Sì, è vero: parlando di Londonistan, il quartiere
dove vivono i ben settecentomila musulmani di Londra, i giornali che prima sostenevano i terroristi fino all’ apologia di reato ora dicono ciò che dicevo io quando scrivevo che in ciascuna delle nostre città esiste un’altra città. Una città sotterranea, uguale alla Beirut invasa da Arafat negli anni Settanta. Una città straniera che parla la propria lingua e osserva i propri costumi, una città musulmana dove i terroristi circolano indisturbati e indisturbati organizzano la nostra morte. Del resto ora si parla apertamente anche di terrorismo-islamico, cosa che prima veniva evitata con cura onde non offendere i cosiddetti musulmani moderati. Sì, è vero: ora anche i collaborazionisti e gli imam esprimono le loro ipocrite condanne, le loro mendaci esecrazioni, la loro falsa solidarietà coi parenti delle vittime. Si, è vero: ora si fanno severe perquisizioni nelle case dei musulmani indagati, si arrestano i sospettati, magari ci si decide ad espellerli. Ma in sostanza non è cambiato nulla. Nulla. Dall’antiamericanismo all’ antioccidentalismo al filoislamismo, tutto continua come prima.

[…]

   
Continua anche il discorso sul Dialogo delle due Civiltà. Ed apriti cielo se chiedi qual è l’altra civiltà, cosa c’è di civile in una civiltà che non conosce neanche il significato della parola libertà. Che per libertà, hurryya, intende «emancipazione dalla schiavitù». Che la parola hurryya la coniò soltanto alla fine dell’Ottocento per poter firmare un trattato commerciale. Che nella democrazia vede Satana e la combatte con gli esplosivi, le teste tagliate. Che dei Diritti dell’Uomo da noi tanto strombazzati e verso i musulmani scrupolosamente applicati non vuole neanche sentirne parlare. Infatti rifiuta di sottoscrivere la Carta dei Diritti Umani compilata dall’ Onu e la sostituisce con la Carta dei Diritti Umani compilata dalla Conferenza Araba.

[…]

   
L’Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque
. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. E’ incompatibile col concetto di civiltà. E visto che ho toccato questo argomento mi ascolti bene, signor giudice di Bergamo che ha voluto incriminarmi per vilipendio all’Islam ma che non ha mai incriminato il mio persecutore per vilipendio al Cristianesimo. Nonché per istigazione all’omicidio. (Il mio). Mi ascolti e mi condanni pure. Mi infligga pure quei tre anni di reclusione che i magistrati italiani non infliggono nemmeno ai terroristi islamici beccati con l’ esplosivo in cantina. Il suo processo è inutile. Finché avrò un filo di fiato io ripeterò ciò che ho scritto nei miei libri e che riscrivo qui. Non mi sono mai fatta intimidire, non mi faccio mai intimidire dalle minacce di morte e dalle persecuzioni, dalle denigrazioni, dagli insulti contro i quali Lei si è guardato bene dal proteggermi anche come semplice cittadino. Quindi si figuri se mi faccio intimidire da Lei che mi nega il costituzionale diritto di pensare ed esprimere la mia opinione.

   
Guardiamo avanti. Guardiamo il Mostro negli occhi.
    Addio Oriana.





permalink | inviato da il 15/9/2006 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


1 settembre 2006

Ritorno e partenza

     Di ritorno dal Caucaso.



     In partenza per Lovanio.



     Ci vediamo fra qualche giorno.





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28 giugno 2006

Rischi di secessione. Da Tocqueville



   
Ora comincio a incazzarmi. Forse finora non ho capito cosa stesse succedendo in TocqueVille, troppo preso dai problemi della politica reale per star dietro a delle beghe nate dalla gestione ovviamente poco trasparente della “città dei liberi”, che dopo tutto è una città virtuale.
    Però l’uscita di scena di Watergate mi sconvolge.
    Mi spinge a chiedere a gran voce una riforma del nostro aggregatore, che va dotato d’uno statuto, di regole e di opportune possibilità di controllo da parte dei “cittadini”.
    Insomma, propongo la “rivoluzione liberale” di Tocqueville.
    Perché, se non sappiamo liberalizzarci noi, come potremo liberalizzare l’Italia?





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21 giugno 2006

Adinolfi ha ragione (e questo non è un blog)

    Quale onore. Sono stato preso pure io di mira dal pontefice della nuova sinistra, l’ontologista del blog, il fisiognomico della comunicazione orizzontale. Già ieri s’era divertito a canzonare le fotografie pubblicate sul mio blog, oggi mi segnala in un articolo su Europa, uno di quelli che farà la storia del giornalismo, di quelli che Addison se li poteva sognare. Questa volta m’ha proprio convinto: bloggare è proprio di sinistra, non c’è più nulla da dire. Stupido io a non averlo capito subito.
    Ebbene sì, caro Mario, questo baciapile abituato a fare i salamelecchi a Pera e da contorno a Taradash, questa specie di scribacchino incapace di qualsiasi pensiero critico questa volta ha deciso di ragionare, e infatti ti dà ragione.
    Ricordo già di aver restituito la patente di liberale, riconsegnandola all’unico lockeano autorizzato ad emetterle.
    Già da tempo ho rinunciato ad avere una moralità presentabile, e mi sono dichiarato moralmente inferiore (non sai che brutto svegliarsi la mattina, guardarsi allo specchio e rivedere ogni volta fitta negli occhi la mia turpitudine etica).
    Oramai (a che serve nasconderlo) ho ammesso la mia minorità fisica, e quando mi guardo fra le gambe mi sento come Fantozzi quella volta che si fa fare la radiografia e denuncia al mondo la propria piccolezza.
    Sì, caro Mario, voi ce l’avete anche più lungo. É ora che ve ne rendiate conto, e comunichiate il nuovo vangelo a tutta la blogosfera (quella di buona volontà, s’intende).
    Ora, caro Marione mio, ammetto anche che questo non è un blog e che io non sono un blogger.
    Non ce la facevo più a sostenere questa finzione, la menzogna mi stava uccidendo. Già da tempo meditavo un atto di contrizione. Ora, grazie alla consapevolezza che il tuo verbo ha saputo instillare in quest’animo da reazionario, sono stato in grado di ammetterlo, di fare la mia confessione pubblica, il mio outing in rete, il mio autodafé.
    Fammelo dire di nuovo, fammelo urlare: questo non è un blog!
    Come ho fatto a illudermi per così tanto tempo?
    Grazie. Grazie. D’ora in poi aspetterò quale un catello appress’al suo signore le briciole della canoscenza, quelle che caggiono dalla mensa imbandita de’ filosafi. Oh beati quelli pochi che seggiono a quella mensa dove lo pane de li angeli si manuca!
    Devo ammettere l’inferiorità culturale, morale e intellettuale della destra. La Verità quella Vera daVVero sola a Sinistra risiede. Il resto è populismo. E noi di Tocqueville, in barba a tutti i nostri rosari e alle nostre genuflessioni, andremo all’Inferno, come tu con dito cotechinico c’indichi misericorde.
    Il comitato central-verticale di Tocqueville stabilirà un meno altisonante nome per quest’affare su cui scrivo.
    Ora aspetto l’ultimo verdetto. Attendo di sapere se appartengo anch’io al genere umano.
    Sì, attendo da Te.
    Perché so che quelli di sinistra, paleo o neo, marxista o cattolica, hanno la facoltà di decidere pure se uno è uomo o meno, se lo si può sopprimere o se merita di vivere. Come si dice: uomini e no.

   
Invito tutti i miei compagni di peccato, i miei colleghi di merende, a rinunciare definitivamente al nome sacro di blogger, a spogliarsi di quest’illusione indotta dai soldi che Silvio ci lanciava dal palco dell’auditorium di Sestri.
    Pentitevi!
    Purificatevi nel fuoco sacro della Sinistra!
    Baciate le mani benedette del suo Sacerdote!





permalink | inviato da il 21/6/2006 alle 20:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


21 giugno 2006

I conservatori libertari perdono le elezioni in Slovacchia, gli abortisti di Bruxelles possono festeggiare

A rischio la flat-tax di Dzurinda

di Gianluca Iodice


Mikuláš Dzurinda

   
Grossi problemi per il premier slovacco Mikuláš Dzurinda e per la Sdku-Ds, (Slovenská demokratická a krestanská únia - Demokratická strana, “Unione cristiano-democratica slovacca – Partito democratico”), formazione di orientamento libertario e conservatore. Le elezioni del 17 giugno hanno infatti visto uno strepitosa crescita dello Smer (“Direzione”), il partito socialdemocratico, che ha cavalcato lo scontento della popolazione per l’acuirsi delle disparità sociali – imputato all’aliquota unica voluta da Dzurinda e motore della crescita record del Paese, che tocca il 6,1% del Pil – e per il persistere di un elevato tasso di disoccupazione (15,5%). Lo Smer ha conquistato il 29,1% dei voti e 50 seggi su 150 in palio, raddoppiando il risultato del 2002, a scapito soprattutto di comunisti e liberali e grazie all’assorbimento, nel 2004, di partiti minori della sinistra, mentre la Sdku-Ds, col 18,4%, sale a 31 seggi.
    Per entrambi i partiti sarà arduo formare un governo stabile.
    Le altre formazioni infatti difficilmente consentiranno la costituzione di maggioranze solide: si tratta del partito degli ungheresi (Mkp - Magyar Koalíció Pártja), stabile con 20 parlamentari, dell’Sns (Slovenská Národná Strana) di Jan Slota, partito nazionalista antiungherese salito da zero a 20 deputati, dell’L’s-Hzds (Ludovú strana – Hnutie za demokratické Slovensko, “Partito popolare – Movimento per una Slovacchia democratica”), la formazione autoritaria dell’ex premier Vladimir Meciar, passata da 36 a 15 rappresentanti e infine dei democristiani del Kdh (Krestansko Demokratické Hnuti), guidati da Pavol Hrusovsky e detentori di 14 parlamentari, la cui uscita dalla coalizione di governo nello scorso febbraio ha causato le elezioni anticipate.
    Il governo slovacco è infatti caduto a seguito delle critiche da parte di una commissione dell’Ue alla bozza d’accordo fra Slovacchia e Vaticano, con la quale si prevedeva l’obiezione di coscienza per i medici cattolici contrari all’aborto. Secondo il “Network of Independent Experts on Fundamental Rights” i medici dovrebbero infatti essere obbligati a praticare l’aborto, trattandosi di un “diritto umano internazionale”. Mentre Dzurinda decise di piegarsi alle critiche e abbandonare la proposta d’accordo, il Kdh lasciò il governo difendendo la libertà di coscienza dei medici.
    Se il leader dello Smer Robert Fico sarà in grado di costituire una coalizione stabile (magari con i centristi dell’Mkp e del Kdh, anche se si tratta di una prospettiva remota dato il loro sostegno alle riforme economiche), dovrà affrontare, come promesso, la questione dell’aliquota unica. Secondo il politologo Radovan Geist, tuttavia, è poco probabile che Fico riesca ad applicare il suo programma: «Il partito socialdemocratico dovrà formare una coalizione per governare e dunque risolversi a dei compromessi». Di fatto, secondo un sondaggio il 70% degli Slovacchi ritiene indispensabili le riforme liberiste di Dzurinda e non desidera tanto la loro eliminazione, quanto un “rallentamento” del processo di trasformazione della società.
    Più ardita l’ipotesi di una riedizione dell’alleanza di governo di centrodestra (Sdku-Ds, Mkp e Kdh), che non avrebbe la maggioranza in parlamento. L’unica possibilità per i partiti legati a Dzurinda sarebbe un accordo con Meciar, spostatosi gradualmente su posizioni più moderate: Ivan Gašparovic, presidente della Repubblica venuto dalle file del L’s-Hzds, potrebbe fare da gran cerimoniere.





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19 giugno 2006

Sestri: due parole e qualche immagine

   Splendidi questi due giorni (sabato e domenica) a Sestri Levante, per il convegno “Informazione e libertà”, organizzato dall’impeccabile Paolo Della Sala.
    Straordinario poter discutere de visu con persone che avevo avuto la possibilità di incontrare solo virtualmente. In realtà, credo d’aver trovato più interessanti le chiacchierate con i tocquevilliers che gl’interventi dal palco (senza nulla togliere a Marco TaradashMario Sechi  e Arturo Diaconale). Al solito, tre signore la fanno da padrone (almeno, nella mia considerazione): la frizzante InyquaZanzara la geniale, e Krillix, sorprendente. E poi tutti gli altri: Germany News (che è venuto nonostante gli esami di maturità...), lo spassosissimo Buon viso a cattivo gioco (che mi ha cosparso di zucchero e ha ricevuto quel che meritava), Dopobarba (che m’ha riportato a casa con la sua magnifica moglie), Star Sailor, Giuliano Gennaio, Freedomland, Walking Class, Il rumore dei miei ventiDaisy Miller (che giustamente Il Megafono definisce eterea), la signora e il signor Parbleu!, Il Sorvegliato Speciale, Daw, Zigurrat, Valentina Meliadò, il mio compaesano Falkenberg, JimMomo, The Right Nation, 1972...
    E Lorenzo Ruffatti, che un blog non ce l’ha ma ha fatto uno degli interventi più interessanti di ieri.
    Un ringraziamento particolare a coloro i quali hanno partecipato ieri, a pranzo, alla discussione bioetica che ha visto una serena ma appassionatissima discussione fra pro-life e pro-choice.
    Insomma, alla facciaccia di quelli per i quali “bloggare è un’arte di sinistra”.
    Ecco qualche immagine:













   
La mia posizione sul futuro di Tocqueville l’ho esposta ieri nel tardo pomeriggio, in un intervento che ha superato i 6 minuti che ci si era dati come limite, con la povera Krillix che aveva un bel da fare a suonare il campanello per avvisarmi che il tempo era scaduto (scusascusascusa!). A più tardi un post sull’argomento.

N.B.: Chi volesse avere le poche e pessime fotografie che son riuscito a scattare non ha da far altro che scrivermi!








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16 giugno 2006

10, 100, 1000 Ungheria

 





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